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sabato 30 settembre 2017

AL FARNESE: STIFFELIO IN PIEDI

Uno dei miei punti di vista dell'opera
Che sia l'evento operistico dell'anno è cosa certa. Non si parla d'altro a Parma, e anche fuori, negli ambienti culturali e musicali. Ero cuiosissima e sono andata al Farnese con altissime aspettative, anche perché Graham Vick tra tutti i registi d'opera è tra quelli che più mi convince e ho sempre trovato le sue idee stimolanti e nuove, senza essere assurde e volgari. E stasera ne ho avuto conferma. Uno spettacolo, quello dello Stiffelio di Giuseppe Verdi al Teatro Farnese di Parma, che non è semplice spettacolo ma è un'esperienza, un viaggio, una ricerca. A partire dal fatto che per due ore e mezza il pubblico è costretto a stare in piedi, a deambulare liberamente per lo spazio centrale del Teatro Farnese, come in un'arena, diventando così parte attiva dello spettacolo. Si entra tutti assieme, guidati da alcuni addetti ai lavori, indossando un "pass" su cui c'è scritto: "STIFFELIO IN PIEDI PARTECIPANTE" e già ci si sente, appunto, partecipi e non solo spettatori. 

Antonio.... partecipa!
I mimi sono mescolati tra il pubblico e li si riconosce perchè hanno in mano un libro e fingono di leggere. Libri non scelti a caso, per esempio: Sposati e sarai sottomessa, uno dei baluardi del femminismo moderno, scritto da Costanza Miriano nel 2011. 


Altri hanno in mano testi sacri, mentre su finte bancarelle che fingono anche di vendere magliette e di fare una raccolta firme (ma alcuni degli spettatori ci cascano e firmano!) campeggia il best seller di Stiffelio.

Antonio e dietro di lui una comparsa con Bibbia e vestito da pastore
Magliette e libri... in vendita e..
... la raccolta firme contro l'ideologia Gender nelle scuole
L'orchestra è in fondo al teatro, opposta all'ingresso principale, il Maestro Calvo si vede sia "dal vivo" sia trasmesso da una serie di schermi sparsi per il teatro in modo che i cantanti lo possano seguire dalle loro diverse postazioni. Infatti, i cantanti si muovono su pedane rialzate in metallo, dotate di ruote e componibili e scomponibili all'occorrenza. Se qualche spostamento risulta intralciato dal pubblico, che continua a muoversi liberamente nello spazio per tutta la durata della rappresentazione, gli addetti fanno cenno di fare spazio e si creano così dei corridoi tra gli spettatori-folla. 


Capita così, volontariamente o involontariamente, di determinare il proprio punto d'osservazione dell'opera. Qui, per esempio, ero dietro alla pedana su cui si muoveva un mimo:


 Qui ero proprio sotto a Jorg:



 Qui Raffaele si è fatto strada tra il pubblico.

In altre scene, i cantanti si muovono sulle scalinate del Farnese, sapientemente illuminate, con un effetto stadio o arena o antico teatro greco (il pubblico è al centro con effetto ribaltamento), dato anche da striscioni portatori di messaggio, o meglio del messaggio che Vick vuole lanciare attraverso Verdi: Stiffelio come simbolo dell'ipocrisia della famiglia tradizionale, che resta in piedi, come una facciata (ecco che ricorre il simbolo stilizzato della famiglia, dappertutto, dal pass per gli spettatori -partecipanti-, alle magliette delle maschere e dei coristi, agli striscioni appoggiati alle scalinate del teatro), nonostante il femminismo ("L'utero è mio e me lo gestisco io" urlano ad un tratto alcune manifestanti), nonostante l'apertura all'omosessualità e alle coppie di fatto (nel momento iniziale d'euforia di abbracci, in cui i mimi abbracciano a sorpresa anche noi, ci sono coppie gay e lesbo che si scambiano tenerezze in mezzo al pubblico-folla), nonostante l'ultima teoria del gender (ecco la raccolta firme).... Stiffelio alla fine perdona la moglie adultera, Stankar uccide l'amante Raffaele ma risparmia se stesso, vince la famiglia, in nome di Dio.... ma davvero? È felicità? Convenienza? Opportunità? Tradizione? Religione? Paura del diverso? Stiffelio chiede alla moglie il divorzio e lei firma, in cambio di una confessione... a lui, come Pastore. Sì ti ho tradito ma in fondo ti sono rimasta fedele... quante volte, troppe, anche oggi, sempre, o quasi, in nome della famiglia, vorrei ma non posso... promesse, tradimenti, separazioni, lacrime, divorzi, confessioni, purificazioni. Famiglia?



E ora la domanda che faranno i tradizionalisti: perchè? Verdi ne aveva bisogno? Perchè, perchè siamo nel 2017 e si può uscire dagli schemi mantenendo alto il livello qualitativo. L'orchestra è ottima (Comunale di Bologna), ottima la direzione (Gullelrmo Garcia Calvo), davvero bravi tutti i cantanti, bellissime voci. Qualità, un punto fermo. Un regista come Vick può permettersi di osare, e lo fa in un luogo, come il Farnese, già sede di spettacoli sperimentali e di un interessante Festival di Musica Contemporanea (Prometeo Traiettorie), che ha ancora bisogno di essere riportato al centro della scena;  e lo fa in una città, Parma, che ha DISPERATO bisogno di ritrovare i fasti del passato in campo musicale. Basta concerti semideserti e opere mediocri. Parma merita di essere al centro del dibattito culturale internazionale, specialmente se si tratta di opera e specialmente se si tratta di Verdi. Verdi ne aveva bisogno? Verdi forse no, ma l'opera sì, perchè i tempi sono cambiati, e lasciare tutti liberi di muoversi, fotografare, riprendere, scambiarsi due parole, tossire, significa andare oltre o forse tornare, filologicamente (!),  a quello che era l'opera prima che Wagner e da noi Toscanini spegnessero le luci in teatro e pretendessero il silenzio, tra le proteste di un pubblico che amava l'opera anche per la sua funzione sociale. Qui si possono anche lasciare i cellulari accesi, ma silenti, e seguire il libretto utilizzanto l'APP LYRI.

È un'AVVENTURA.

«Certo. È stato Wagner a spegnere le luci in sala. E prima di lui i cantanti al proscenio e gli orchestrali senza buca erano praticamente in mezzo al pubblico. Ogni generazione si illude che le sue regole siano definitive. Beh, non è così. Ogni recita fa storia a sé. I dogmi non servono a nulla, men che meno in teatro» (VICK). 


  

E anche la mezzora di intervallo è diversa dal solito: il pubblico viene invitato a spostarsi nella meravigliosa Biblioteca Palatina... uno spettacolo nello spettacolo:



Stiffelio LUCIANO GANCI
Lina, sua moglie MARIA KATZARAVA
Stankar, conte dell’Impero FRANCESCO LANDOLFI
Raffaele, nobile di Leuthold GIOVANNI SALA
Jorg, vecchio ministro EMANUELE CORDARO
Federico di Frengel, cugino di Lina BLAGOJ NACOSKI
Dorotea, cugina di Lina CECILIA BERNINI
               

mercoledì 27 settembre 2017

A PIACENZA per LUCA BURATTO

Programma di sala del Concerto a Piacenza
Luca Buratto è ormai una realtà internazionale. Giovanissimo, per nulla divo: non ne ha bisogno, parla la musica. E così è avvenuto ieri all'Auditorium del Conservatorio Nicolini di Piacenza dove Luca ci ha letteralmente regalato (ingresso libero per tutti) una prova generale del concerto che terrà tra meno di un mese alla Carnegie Hall di New York. 

Luca Buratto in concerto
Ad ascoltarlo, un parterre di pianisti e musicisti di tutte le età, per la maggior parte colleghi del Maestro Davide Cabassi, docente di Pianoforte principale al Nicolini da un paio d'anni e principale Maestro di Luca Buratto per anni (pare che ancor oggi Luca torni spesso "a casa" a farsi dare preziosi consigli) e ragazzi appartenenti alla sua classe che fanno sempre gruppo in queste importanti occasioni a sostenere i loro amico e collega. Il Direttore del Conservatorio Lorenzo Missaglia ha introdotto la serata, insieme a Davide Cabassi e poi il palco, incorniciato dal meraviglioso organo che rende magica la sala del Nicolini, è stato per quasi due ore tutto per Luca: dagli studi di Ligeti (Libro III) a Janacek (Sonata From the Street), per finire alla grande la prima parte con la VII di Prokof'ev, impeccabilmente eseguita con una naturalezza impressionante e apparente facilità. Traced Overhead di Adès nella II parte del concerto e, per concludere, un classico: Humoreske di Robert Schumann. E, dopo gli applausi che lo hanno ripetutamente richiamato sul palco, un bis che è anche, forse, un messaggio d'affetto per il suo Maestro e i numerosi amici del pubblico: un pezzo dai Davidsbündlerstanze op. 6, sempre di Schumann, che tradotto, è "Le danze degli amici della Lega di Davide". "Sembra nato per suonare Schumann, commovente", ha commentato a fine concerto il Maestro Carlo Goldstein. "Tutti gli autori inquadrati stilisticamente in modo perfetto, esecuzione impeccabile e grande comunicativa" commenta il Maestro Luciano de Dominicis e "Concerto Super!" sottolinea il Maestro collega Emanuele Delucchi. I giovani ci sono. E come ha detto Antonio, ai concerti sembrano tutti "genialogici". Passiamogli il neologismo ma non l'incertezza: non sembrano sono tutti ragazzi fantastici, che meriterebbero di più, ma la qualità del loro lavoro e della loro vita è già un premio e una gioia per chi, come me, li ascolta da appassionata. "Sei più che pronto per affrontare New York", gli dice il Maestro Davide Cabassi.... ECCOME! In bocca al lupo, Luca!









sabato 23 settembre 2017

PLAYMOBIL ALL'OPERA: STIFFELIO

Stiffelio di Giuseppe Verdi
Con gioia riprendiamo la nostra attività di registi, con un'opera che andrà a breve in scena qui a Parma con una modalità tutta nuova: pubblico in piedi mescolato al cast... tutto al Farnese, teatro antico in legno che è già di per sè uno spettaciolo. Saremo presenti alle prove (che fortuna!) e allora via! Vediamo di cosa parla quest'opera di Giuseppe Verdi, non tra le più conosciute e rappresentate. Scritta nel 1850, durante gli anni di galera, il libretto è di Francesco Maria Piave.

Stiffelio torna al Castello di Stankar dopo le predicazioni
ATTO I - CASTELLO DI STANKAR, GERMANIA, SULLE RIVE DEL FIUME SALZBACH.

STIFFELIO, pastore protestante (nome e identità d'arte sta per Rodolfo Müller perchè perseguitato), torna al castello di STANKAR suo suocero e lo accolgono tutti con calore. Ma sua moglie LINA (figlia di Stankar) pare non ascoltarlo, distratta da qualche pensiero suo.

Stankar e Lina lo accolgono ma Lina è distratta...
STIFFELIO racconta di aver visto, 8 giorni prima, qualcuno fuggire dal balcone del castello e nella fuga aver perso dei documenti.

Qualcuno fugge dal balcone del castello
Stiffelio brucia i documenti trovati per cancellare tracce compromettenti
Pensando fossero cose compromettenti per la reputazione della moglie LINA, STIFFELIO decide di bruciarli.

Lina scrive una lettera di autodenuncia ma ...
Rimasta sola, LINA decide di autodenunciarsi a STIFFELIO suo marito scrivendogli una lettera. Ma il padre STANKAR la sorprende e le impone di non rivelare a nessuno la sua storia d'amore segreta.

Il cugino Federico porta un libro a Lina. Sono visti da Jorg
Nel frattempo RAFFAELE, l'amante, per  comunicare con Lina mette dei bigliettini in un volume religioso che il cugino FEDERICO le deve consegnare. La scena di Federico che va da Lina è vista da JORG che pensa sia Federico l'amante.


STIFFELIO si fa consegnare il libro da cui cade il foglio e lo raccoglie Stankar
Stiffelio incontra Federico e si fa consegnare il libro da cui cade il biglietto che viene preso da Stankar che scopre l'identità vera dell'amante della figlia e sfida Raffaele a duello. 

ATTO II -  CIMITERO DEL CASTELLO

Duello Stankar-Raffaele
LINA prega la madre. Raffaele arriva e le dichiara il suo amore, ma giunge Stankar che lo sfida a duello. 

Stiffelio sente il rumore delle spade e ordina ai due contendenti di fare pace in nome di Dio. 

Stiffelio interviene per separare i duellanti

Stankar allora rivela a Stiffelio il motivo del duello.

Stiffelio, sconvolto vorrebbe uccidere Raffaele ma poi il coro dei penitenti e le esortazioni di Jorg lo fermano.

Stiffelio sviene
Stiffelio lacerato nel profondo, sviene.



ATTO III - SALA DEL CASTELLO

Stankar, disonorato, pensa di suicidarsi.

Viene a sapere che Raffalele sta andando al castello per parlare con Stiffelio. Stankar decide di uccidere Raffaele.

Stiffelio chiede a Lina di firmare il divorzio.

Lina firma ma poi chiede di confessarsi con Stiffelio considerandolo un pastore e nopn più suo marito: Lina ammette di averlo tradito ma nel profondo di essergli rimasta fedele (seeeeee......)

Stankar uccide Stiffelio
Intanto Stankar uccide Raffaele. 

TEMPIO.

Stiffelio predica e perdona Lina
Stiffelio prepara la celebrazione e la predicazione. Jorg gli ricorda la forza della Bibbia. Stiffelio sceglie l'episodio della Bibbia che parla dell'adultera perdonata. Lo legge guardando la moglie Lina inginocchiata. Alla fine, dunque Lina viene perdonata e tutti ripetono "Perdonata! Iddio lo pronunziò"




martedì 19 settembre 2017

A Belluno, passeggiata in città

Fontana di San Gioatà
Molto comodo parcheggiare al Parcheggio Lambioi: con una lung scala mobile si arriva direttamente in Piazza del Duomo.  In Piazza, oltre al Duomo, si possono ammirare il Palazzo Rosso del Municipio, Palazzo Rettori della prefettura, il Battistero e la Fontana di San Gioatà, sormontata dalla scultura di San Gioatà (co-patrono della città insieme al più celebre San Martino, le cui reliquie sarebbero state portate dall'Africa dal primo vescovo di Belluno, Teodoro). Dal punto di vista stilistico la fontana assomiglia a quella di Piazza Mercato (dedicata a San Lucano) ed è stata costruita, quasi contemporaneamente, nel 1411. Al centro della vasca è collocata una colonna sormontata da un capitello a forma di parallelepipedo.

Palazzo dei rettori con Torre dell' orologio
Il Palazzo Rettori della prefettura è edificio realizzato a varie riprese partendo dal 1409 fino al 1536, non si è ancora sicuri sul nome dell'architetto, caratteristica la Torre dell'Orologio.

Il Duomo
La Basilica Cattedrale di San Martino è stata edificata sul luogo ove sorgeva un'antichissima chiesa paleocristiana. L'attuale costruzione è la realizzazione di un progetto del Cinquecento, mentre il vicino campanile è di un periodo successivo: infatti il suo progetto, di Filippo Juvarra, venne realizzato a metà del 1700.
Interno del Duomo

Interno del Duomo, particolare

Il Battistero
La Chiesa di Santa Maria delle Grazie, più comunemente nota con il nome di Battistero, si trova a pochi passi dal Duomo. La funzione di Battistero venne assunta nel 1555. L'attuale riedificazione è del 1896, mentre la chiesa ha subito un restauro nel 1970. L'edificio inoltre presenta due campanili laterali che sostituirono nel 1896 quello centrale, abbattuto perché molto danneggiato dopo il terremoto del 1873.
Per le vie del centro





Dino Buzzati è il personggio della cultura più noto e celebtrato a Belluno. Accanto all'attività di scrittore, giornalista e pittore, Buzzati si dedicò alla musica operistica, dando vita a un sodalizio con il compositore e direttore di orchestra Luciano Chailly, per il quale scrisse quattro libretti. Curò personalmente le scenografie delle sue opere teatrali e dei drammi d'opera e lavorò come scenografo e costumista anche per opere non sue, come i balletti Jeu de cartes di Igor Stravinskij e Fantasmi al Grand Hotel di Luciano Chailly. A questa attività dello scrittore bellunese sono dedicati i cataloghi Maccari e Buzzati al Teatro alla Scala, mostra sesta a cura e con saggio di Giulio Carlo Argan (1990) e Buzzati alla Scala (2006) a cura di Vittoria Crespi Morbio.


Il Teatro
Teatro Comunale: costruito in stile neoclassico. La facciata si ricollega ad altre opere che si trovano in Veneto e in Austria, mentre la scalinata di ingresso è caratterizzata da due leoni, rappresentanti la musica e la poesia.

Piazza dei Martiri

Piazza dei Martiri



Santo Stefano
La Chiesa di Santo Stefano è della II metà del 1400.  La facciata principale, semplice e grezza, è fatta con pietra in vista. L'interno della chiesa, a tre navate, è suddiviso da alte arcate ogivali che sostengono volte a crociera. All'interno si possono trovare opere, tra gli altri, di Andrea Brustolon e della scuola di Tiziano.

Interno della chiesa

La madonna delle sette spade
Adiacente alla Chiesa di Santo Stefano, il convento dei Serviti, che presenta un elegante chiostro iniziato nel 1462, in stile gotico, di forma quadrata, con una serie di arcate ogivali con colonne in pietra.
Chiesa Santo Stefano

Porta Dojona
 Porta Dojona: prende il nome dal vicino torrione con cui costitutiva un complesso fortificato.


Fontana di San Lucano
Fontana di San Lucano: si trova in Piazza delle Erbe, ed è stata realizzata in una prima fase nel 1318.  La fontana è formata da un catino circolare suddiviso in dieci specchiature irregolari che poggia su un basamento di grandi lastre di pietra di Castellavazzo. Sulla cima della fontana si trova una copia ottocentesca della statua di San Lucano.